Il rituale del Daruma trasforma la consegna del regalo di Natale in un momento di squadra: ognuno riceve la propria bambola, sceglie un obiettivo per l'anno nuovo e ne dipinge il primo occhio davanti agli altri. Servono venti minuti, un pennarello a punta fine e un Daruma a testa.
La cena di Natale aziendale ha un problema che quasi nessuno dice ad alta voce: si mangia, si brinda, si scambiano due battute e a gennaio non resta niente. Il regalo viene consegnato in portineria il giorno dopo, dentro una busta con il nome scritto sopra.
Con venti minuti e un oggetto in mano si può ottenere una cosa diversa: un momento che le persone ricordano, e un obiettivo che ognuno si è dato davanti agli altri.
Perché la cena di Natale è un'occasione sprecata quasi ovunque
È l’unico momento dell’anno in cui il team è tutto nello stesso posto, senza schermi e senza ordine del giorno. E quasi sempre viene usato per fare esattamente quello che si fa il resto dell’anno: parlare di lavoro in piedi con un bicchiere in mano.
Il regalo, in quel contesto, è una nota a margine. Viene aperto a casa, spesso da solo. Eppure è l’unico oggetto dell’anno che l’azienda mette nelle mani di ogni singola persona: vale la pena farne qualcosa.
Il rituale che segue non richiede budget aggiuntivo, non richiede un animatore e non mette nessuno in imbarazzo. Chiede solo di consegnare il regalo in un modo diverso.
Il rituale in 5 passaggi
- Consegna dei Daruma (5 minuti). Si distribuiscono le confezioni a fine cena, prima del dolce. Se avete assegnato un colore per reparto, è il momento in cui si nota e fa sorridere.
- Spiegazione del simbolo (2 minuti). Poche frasi: cos’è il Daruma, perché ha gli occhi vuoti, cosa significa il proverbio «cadi sette volte, rialzati otto». Più è breve, meglio funziona.
- Il momento di silenzio (5 minuti). Ognuno pensa a un obiettivo per l’anno nuovo. Lavorativo o personale, non importa, e soprattutto non va detto ad alta voce: è questa la condizione che rende tutti a proprio agio.
- Il primo occhio (5 minuti). Si dipinge l’occhio sinistro del Daruma, quello a destra per chi guarda, tenendo in mente l’obiettivo. Passano i pennarelli, qualcuno ride perché gli viene storto, e va benissimo così.
- Il brindisi (2 minuti). Si chiude con una frase sola: ci rivediamo qui l’anno prossimo e vediamo quanti secondi occhi sono stati dipinti.
Cosa serve
Un Daruma per ogni persona, un pennarello a punta fine nero ogni quattro o cinque persone, un tavolo o un piano d’appoggio, venti minuti nel programma della serata.
Un accorgimento pratico: i pennarelli vanno provati prima. Se scrivono male sulla superficie, il momento si trasforma in una scena imbarazzante di gente che sfrega la punta sul tovagliolo.
Se il gruppo è numeroso, conviene predisporre due o tre postazioni con i pennarelli invece di farli girare intorno a un solo tavolo.
Cosa dire al team
Questa è la parte che di solito blocca chi organizza. Ecco due versioni, da adattare.
Versione breve e informale:
«Questo è un Daruma. In Giappone si regala quando si comincia qualcosa. Ha gli occhi vuoti perché li dipinge chi lo riceve: uno adesso, pensando a un obiettivo per l’anno prossimo, e il secondo quando quell’obiettivo lo raggiungete. L’obiettivo non dovete dirlo a nessuno. Tenetelo sulla scrivania e ricordatevene ogni tanto.»
Versione più formale:
«Prima del dolce volevamo lasciarvi una cosa che non è il solito regalo. Il Daruma è un simbolo giapponese di perseveranza: la sua forma tonda richiama un proverbio che dice cadi sette volte, rialzati otto. Si consegna con gli occhi vuoti, perché il primo lo dipinge chi lo riceve nel momento in cui si dà un obiettivo. Il secondo si dipinge quando quell’obiettivo è stato raggiunto. Quest’anno abbiamo scelto di regalarvi questo, perché è il modo più sincero che abbiamo trovato per dirvi che crediamo in quello che ognuno di voi vuole costruire.»
In entrambi i casi vale una regola: chi parla dipinge il proprio occhio per primo, davanti agli altri. Se lo fa solo il team e non chi guida, il gesto perde metà del significato.
Cosa fare durante l'anno
Il rituale funziona se non si esaurisce la sera stessa.
A metà anno basta una frase in una riunione o un messaggio sul canale interno: «come vanno i Daruma?». Serve solo a ricordare che quell’occhio è ancora lì.
Quando qualcuno raggiunge il suo obiettivo, il secondo occhio si dipinge in ufficio, davanti agli altri, se la persona vuole. È un modo di festeggiare un traguardo che non costa niente e che resta.
Al Natale successivo si fa la foto di squadra con i Daruma completati. È anche il momento naturale per ricominciare il ciclo.
Se il team lavora da remoto
Il rituale funziona anche a distanza, con due accorgimenti.
I Daruma vanno spediti a casa qualche giorno prima, con la raccomandazione di non aprire la confezione fino alla call. Poi si fissa una videochiamata di venti minuti, senza ordine del giorno: stessa sequenza, con il momento di silenzio annunciato e i microfoni spenti.
La differenza rispetto alla presenza è una sola: chiedete a chi vuole di mostrare il proprio Daruma alla telecamera alla fine. Su una call quel gesto sostituisce lo sguardo attorno al tavolo.
Vuoi organizzarlo quest'anno?
Ti serve un Daruma per ogni persona del team. Da 10 pezzi con listino riservato, spedizione in sede inclusa e biglietto con il tuo logo nella confezione.
Domande frequenti
Quanto dura il rituale?
Circa venti minuti, compresa la consegna. È pensato per stare dentro una cena senza spezzarne il ritmo: il momento giusto è tra la fine del piatto principale e il dolce.
Le persone devono dire il proprio obiettivo ad alta voce?
No, ed è importante che sia chiaro fin dall'inizio. L'obiettivo resta privato: è la condizione che permette a tutti di partecipare senza imbarazzo, anche a chi non ama parlare in pubblico.
Funziona anche con un team numeroso?
Sì, oltre le venti persone conviene predisporre più postazioni con i pennarelli e accorciare la spiegazione. Il momento di silenzio resta invariato.
E chi non crede ai portafortuna?
Il Daruma non chiede di credere a niente: è un promemoria visivo di un obiettivo che ci si è dati. Presentato così, funziona anche con i più scettici, che di solito sono i primi a tenerlo sulla scrivania.