Il Daruma è una bambola giapponese portafortuna che rappresenta un obiettivo da raggiungere. Chi lo riceve dipinge il primo occhio esprimendo un proposito e dipinge il secondo quando lo realizza. Nasce dalla figura di Bodhidharma, il monaco fondatore della corrente Zen, e nella tradizione giapponese accompagna l'inizio dell'anno, un nuovo lavoro o un progetto importante.
Lo si incontra nei negozi giapponesi, nei film, sempre più spesso anche sulle scrivanie italiane: una figura tonda, rossa, con due occhi bianchi e vuoti che sembrano fissarti in attesa di qualcosa.
Quell’attesa è esattamente il punto. Il Daruma non è un soprammobile: è un oggetto che aspetta che tu decida cosa vuoi.
Cos'è il Daruma
Il Daruma è una bambola portafortuna della tradizione giapponese, realizzata classicamente in cartapesta, di forma tondeggiante e senza braccia né gambe. È un okiagari koboshi, cioè un oggetto con il peso concentrato sul fondo: se lo si spinge oscilla, si piega, ma torna sempre dritto.
Quella forma non è decorativa, è la sintesi di un proverbio giapponese molto conosciuto: nanakorobi yaoki, cadi sette volte, rialzati otto. Il Daruma non promette che le cose andranno bene. Ricorda che si può ricominciare.
La seconda caratteristica che salta all’occhio sono le orbite bianche, lasciate vuote di proposito. Il Daruma si vende senza occhi perché gli occhi li dipinge chi lo riceve, ed è questo gesto a trasformarlo da oggetto in impegno.
La leggenda di Bodhidharma
Il nome viene da Bodhidharma, in giapponese Daruma: il monaco indiano considerato il fondatore della corrente Chan in Cina, da cui deriva lo Zen giapponese. La tradizione buddhista che lo riguarda ha circa millecinquecento anni.
Il racconto più noto lo vuole seduto in meditazione davanti a una parete per nove anni, immobile, al punto che braccia e gambe si sarebbero atrofizzate. Da lì la forma senza arti della bambola.
Un’altra leggenda racconta che, per punirsi di essersi addormentato durante la meditazione, si sia tagliato le palpebre. È il motivo per cui il Daruma viene raffigurato con gli occhi enormi e spalancati: sono gli occhi di chi non si distrae dal proprio obiettivo.
Sono leggende, non biografia. Ma spiegano perché questo oggetto sia associato in Giappone alla perseveranza più che alla fortuna in senso stretto: quello che celebra non è un colpo di fortuna, è l’ostinazione.
Come funziona il rituale dei due occhi
Il rituale è semplice e non richiede nulla di particolare, a parte un pennarello a punta fine o un pennello.
Primo passaggio. Si tiene il Daruma tra le mani e si formula un obiettivo preciso. Non un desiderio generico come «andare meglio», ma qualcosa che si possa riconoscere quando accade.
Secondo passaggio. Si dipinge il primo occhio — l’occhio sinistro del Daruma, cioè quello che si trova a destra per chi lo guarda. Da quel momento il Daruma resta in vista: sulla scrivania, su una mensola, in un punto in cui lo si incroci ogni giorno.
Terzo passaggio. Quando l’obiettivo si realizza, si dipinge il secondo occhio. Il Daruma è completo, e il traguardo ha un segno concreto che lo certifica.
In Giappone c’è anche una conclusione del ciclo: a fine anno i Daruma vengono riportati al tempio, dove vengono bruciati in una cerimonia collettiva, e se ne prende uno nuovo per l’anno che comincia. Non è una bocciatura di quelli rimasti con un occhio solo: è il modo di dire che un anno si chiude e un altro si apre.
Cosa significano i colori del Daruma
Il Daruma tradizionale è rosso, un colore che nella cultura giapponese ha valore protettivo e viene storicamente associato alla capacità di tenere lontane malattie e sfortuna. Nel tempo si sono affiancati altri colori, ognuno legato a un ambito preciso della vita: è il modo più semplice per scegliere il Daruma giusto per il momento giusto.
| Colore | Significato | Quando si regala |
|---|---|---|
| Rosso | Fortuna | Inizio anno, nuovi inizi |
| Oro | Ricchezza | Apertura di un'attività |
| Viola | Salute | Guarigione, ripresa |
| Verde | Bellezza | Cura di sé, equilibrio |
| Rosa | Amore | Relazioni, anniversari |
| Giallo | Protezione | Cambiamenti, partenze |
| Bianco | Armonia | Lavoro di squadra |
| Nero | Successo | Obiettivi professionali |
La regola pratica è una sola: si sceglie il colore in base all’obiettivo, non al gusto estetico. Se il proposito dell’anno riguarda il lavoro, il nero; se riguarda la salute, il viola. Chi regala un Daruma a qualcun altro sceglie il colore in base a quello che gli augura, ed è proprio quella scelta a rendere il dono personale.
Il Daruma in Giappone oggi
Il centro della produzione è Takasaki, nella prefettura di Gunma, dove la lavorazione è iniziata circa duecento anni fa e dove ancora oggi si realizza la larga maggioranza dei Daruma giapponesi.
Ogni gennaio, al tempio Shorinzan, si tiene il mercato dei Daruma: migliaia di persone arrivano per riportare quello dell’anno passato e sceglierne uno nuovo. È un appuntamento di inizio anno, come da noi i buoni propositi, ma con un oggetto in mano.
Il Daruma è entrato da tempo anche nella vita professionale giapponese: le aziende ne tengono uno per gli obiettivi dell’attività, e i candidati politici ne dipingono il primo occhio all’apertura della campagna elettorale, completandolo davanti alle telecamere in caso di vittoria. È l’immagine che ogni tanto arriva anche sui telegiornali occidentali.
Per approfondire: Japan National Tourism Organization e il sito dei produttori di Takasaki Daruma.
Quando si regala un Daruma
Si regala nei momenti in cui qualcuno sta per cominciare qualcosa: l’inizio dell’anno, un nuovo lavoro, una laurea, l’apertura di un’attività, una ripartenza dopo un periodo difficile.
Funziona bene come regalo proprio perché non è un oggetto che si possiede: è un oggetto che si usa. Chi lo riceve deve fare qualcosa — fermarsi, scegliere un obiettivo, dipingere un occhio — e quel gesto lo rende suo.
Negli ultimi anni è diventato anche un dono aziendale di fine anno, consegnato a ogni persona del team come augurio per l’anno nuovo. Sui Daruma per le aziende trovi condizioni riservate da 20 pezzi, otto colori assegnabili per reparto e la possibilità di inserire nella confezione un biglietto con il logo aziendale.
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Domande frequenti
Quale occhio del Daruma si dipinge per primo?
Si dipinge per primo l'occhio sinistro del Daruma, che è quello a destra per chi lo guarda, nel momento in cui si formula l'obiettivo. Il secondo si dipinge quando l'obiettivo è stato raggiunto.
Cosa si fa quando l'obiettivo si realizza?
Si dipinge il secondo occhio, completando la figura. In Giappone, a fine anno, i Daruma vengono riportati al tempio per una cerimonia collettiva e se ne prende uno nuovo per l'anno che comincia.
Si può regalare un Daruma?
Sì, ed è uno degli usi più diffusi. Chi regala sceglie il colore in base all'augurio che vuole fare, mentre l'obiettivo e il primo occhio restano a chi lo riceve.
Di che materiale è fatto un Daruma?
Nella tradizione è realizzato in cartapesta, modellata su uno stampo e dipinta a mano. I Daruma di Daruma Conceptlife sono stampati in 3D in PLA, un materiale biodegradabile ricavato da mais e canna da zucchero, e rifiniti e dipinti a mano in Italia.
Il Daruma è un oggetto religioso?
Nasce in ambito buddhista, ma nell'uso quotidiano giapponese è un oggetto simbolico e di buon augurio, non un oggetto di culto. Si regala e si tiene in casa o in ufficio senza alcuna implicazione religiosa.